Il cinema prima del grande schermo

Il trovarsi a pochi chilometri dalla Svizzera ed essere in territorio italiano ha un aspetto estremamente interessante: si è la terra di confine tra la Riforma e la Controriforma. Una competizione tra due fazioni che si è giocata a livelli diversi tra violenza e opere d’arte.2sacromonte

Tralasciando il significato teologico-politico-religioso di questa serie di eventi storici, non possiamo non apprezzare il forte impulso artistico che è stato profuso alle Arti sorelle. Un impulso che è stato, però, fortemente dominato e che si è tentato di controllare in modo quasi ossessivo. Controllo che continua a dare l’impressione di aver avuto successo ma che in realtà è sfuggito alla creatività degli artisti.

Il Sacro Monte di Varallo è tutto questo. Un luogo in cui il dominio del pensiero religioso ha plasmato non solo la Natura ma anche l’Arte. La necessità di offrire sensazioni al pellegrino doveva contrastare con la novità della Riforma. Così si è creato il primo vero e grande progetto alpino per realizzare una sorta di Jurassic Park. Ai più grandi artisti dell’epoca, visionari e dotati di una carica incredibile, viene dato il compito non solo di creare un percorso di Fede ma di stupire il “pubblico” con un realismo tale da togliere loro il fiato. Gli attori principali della Storia dell’Umanità da Adamo all’Assunzione della Vergine doveva prendere forma corporea, sembrare essere dotati di respiro e permettere al pellegrino devoto di vivere con loro gli eventi evangelici e biblici. Il progetto era così impressionante ed impegnativo -doveva coprire tutto l’arco alpino in modo da creare un muro per contenere sia i fedeli sia le idee- che non è stato realizzato in pieno.02.jpg

Gaudenzio Ferrari è lo Steven Spielberg, senza cinepresa ed effetti elaborati al computer, della Storia dell’Arte delle nostre zone. Non è difficile immaginare lo stupore del pellegrino devoto che dalla prima cappella all’ultima vede personaggi a grandezza naturale, con capelli veri, a tutto tondo, inseriti in un ambiente reale e con particolari talmente veritieri da dar l’impressione di muoversi da un momento all’altro. Le bocche si saranno spalancate spesso per lo stupore, così come si sono spalancate nelle sale cinematografiche nel vedere degli attori che interagivano con un brontosauro e con dei velociraptor che sembravano in tutto e per tutto reali.

Regista, scenografo, truccatore e costumista: tutto questo è stato Gaudenzio Ferrari nella sua opera maestra. La sua grande modernità l’ha portato a creare dettagli non poco impressionanti. I tagli prospettici delle scene sono mozzafiato, montagne e palazzi sono stati ricostruiti con estremo realismo. Lasciandoci spaesati davanti a tanta grandezza. Interessante è la figura del Diavolo. Personaggio tra i più camaleontici nella Storia dell’Arte, qui lo ritroviamo in versione “uomo piacevole” non brutto né repellente se non fosse per il simbolico piede caprino; anticipando la cinematografia più moderna che non vuole più vedere solo ed esclusivamente il brutto come malvagio.39.jpg

La meraviglia sembra permeare ogni singola cappella di quest’opera senza precedenti. Ed è curioso pensare come la Controriforma abbia importo il nero ovunque, vietando più possibile il colore e l’esuberanza per contrastare sul piano politico-artistico gli attacchi della Riforma. Il nero -che Caravaggio farà suo- è il simbolo d’eccellenza dell’impegno alla sobrietà (che sconfina nell’oscurità) voluto dal portabandiera della Controriforma -che è il personaggio più complesso e curioso della Chiesa Ambrosiana: San Carlo Borromeo- ideatore dei Sacri Monti. Eppure, Gaudenzio Ferrari crea qui un’opera esuberante, incredibile e che dialoga in modo costante con la Natura. San Carlo è presente nell’opera e grazie quasi ad uno 116.jpgStargate compare attraverso una porta per pregare insieme a Gesù nell’Orto degli Ulivi.

L’Ultima Cena è, invece, pantagruelica. Formaggi, uova, pesce, candele, frutta, un’aragosta… anche il più semplice tra i semplici non ha problemi nel comprendere che era una cena davvero importante e non una cena come tante altre. L’amante della filologia troverà decine e decine di errori nelle ricostruzioni storiche, dal tavolo e dai coperti, ai vestiti, passando per le acconciature; l’imprecisione nella ricostruzione storica non toglie nulla alla spettacolarità dell’opera, anzi permette(va) allo spettatore-fedele di sentirsi parte della narrazione perché qualcuno simile a lui era presente a sua volta.

Osservando le diverse scene non possiamo non rimanere impressionati dalla spettacolarità dell’opera, degna della miglior opera cinematografica attuale.

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