Beethoven – Capitolo 4: Vienna e l’amore

Beethoven_Riedel_1801
Ludwig van Beethoven, ritratto del 1801 di C.T. Riedel

Dalla seconda metà del XVIII secolo Vienna è il centro della cultura musicale. Anche Ludwig, se vuole iniziare la sua carriera, deve recarsi nella capitale austriaca. Così nel 1792, a 22 anni, lascia la sua Bonn e si trasferisce. L’anno prima era morto Wolfgang

Amadeus Mozart.

Prima della sua partenza, come di consuetudine all’epoca, veniva fatto circolare tra amici e conoscenti un album di congedo da firma. Tra le varie firme e pensieri troviamo quello del Conte Waldstein (a cui Beethoven dedicherà la Sonata numero 21) datato 13 ottobre 1792:

Caro Beethoven, Ella parte finalmente per Vienna per soddisfare un desiderio a lungo vagheggiato. Il genio di Mozart è ancora in lutto e piange la morte del suo pupillo. Presso il fecondissimo Haydn ha trovato rifugio, ma non occupazione, e per mezzo suo desidererebbe incarnarsi di nuovo in qualcuno. Sia Lei a ricevere, in grazia di un lavoro ininterrotto, lo spirito di Mozart dalla mani di Haydn.

Il Conte Waldstein sarà profetico, il suo desiderio si realizzerà così come ha scritto.

Durante il suo soggiorno a Vienna, Ludwig inizia a dedicarsi anche allo studio della composizione per sinfonia. Qui nascerà la sua prima sinfonia, dando inizio a quel ascesa che porterà alla celeberrima nona.

La Sinfonia ha la durata di una mezz’ora scarsa. Se volete, vi consiglio ascoltarla in questa versione di Claudio Abbado con l’Orchestra of Europe del 1996.

La vita sentimentale del nostro Ludwig è molto difficile. Ha molti rapporti ma la maggior parte delle donne che frequenta sono prostitute.

Vivrà anche due grandi amori. A casa dei Conti Brunswick conoscerà la diciassettenne Giulietta Guicciardi, cugina dei padroni di casa, di origini italo-tedesche. A casa dei conti

Countess_Giulietta_Guicciardi
Miniatura di Giulietta Guicciardi, appartenuta a Beethoven

Ludwig impartiva lezioni di pianoforte alle tre figlie. Di lei, Ludwig scrisse:

Una cara ragazza incantevole, che mi ama e che io amo… È la prima volta che lo sposarsi potrebbe rendere felici. Purtroppo essa non. del mio stato sociale…

Da queste poche parole possiamo anche avere un’idea chiara del pensiero di Ludwig riguardo al matrimonio. Ritorna anche il cruccio del rango sociale che sarà un ostacolo insormontabile per il nostro Ludwig in questa storia d’amore.

Da parte sua, Giulietta scrive:

Avrei tanta voglia di liberarmi del mio fidanzato e sposare questo brutto Beethoven così simpatico, se non dovessi scendere con questo così in basso.

Come possiamo notare il rango sociale era un aspetto a cui non si poteva rinunciare così facilmente, tanto che Giulietta preferisce scegliere un uomo del suo stesso rango. Questo fidanzato di cui vorrebbe liberarsi era in Conte Gallenberg che avrà una triste carriera come Maître de Ballet alla corte di Napoli.

Come abbiamo visto durante la prima puntata, parlando del genio, Ludwig è consapevole del sua capacità ed è anche molto sicuro di sé. Darà un forte impulso all’emancipazione della figura del musicista, in effetti Basta pensare che il maestro Haydn viveva a corte come un semplice operaio specializzato, non molto più importante del personale di servizio.

Tanto per capire meglio la personalità di Beethoven, vorrei raccontarvi un episodio della sua vita. Un giorno camminando al Prader a Vienna incontrò l’imperatore e Goethe. L’etichetta imponeva che Ludwig salutasse per primo in segno di grande rispetto ma, ovviamente, lui si rifiuta. Goethe lo rimproverò per questo comportamento così maleducato e la risposta di Ludwig fu: “Cos’ha l’imperatore diverso da me che debba io salutarlo per primo?”

Ritornando, ora, alla sua situazione sentimentale. Il rifiuto da parte di Giulietta Guicciardi è un colpo veramente molto duro per lui e lo segnerà a lungo. Nel suo testamento scrive:

O voi, uomini, che mi reputate astioso, scontroso o addirittura misantropo, come mi fate torto! Voi non conoscete la causa segreta di ciò che mi fa apparire a voi così. Il mio cuore e il mio animo fin dall’infanzia erano inclini al delicato sentimento di benevolenza e sono stato sempre disposto a compiere azioni generose.

Considerate, però, che da sei anni mi ha colpito un grave malanno peggiorato per colpa di medici incompetenti.

La crisi che vive è davvero molto profonda e prende corpo in una delle sue opere più conosciuto la Sonata no. 27 “Mondschein” (“Al chiaro di luna”). La musica è caratterizzata dal ribattere, quasi ossessivo, della nota più alta ed è basata sullo stesso inciso della Marcia funebre, un aspetto da non trascurare visto l’epilogo della sua storia d’amore.

La Sonata è una delle opere più importante fra le composizioni per pianoforte, ha una forza e un’intensità uniche. Lo stesso Ludwig, che come abbiamo visto ha sempre creduto nelle possibilità di questo strumento, disse: “Questo si può dire solo con il pianoforte”.

Vorrei consigliarvi la Sonata suonata da una pianista che mi piace molto, Valentina Lysycja, una grande virtuosa ed interprete dei nostri. Buon ascolto e alla prossima puntata.

 

 

 

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