Dachau – Capitolo 5: ricordiamo

In totale passarono da Dachau 206.206 prigionieri, furono circa 30.000 i morti, dei quali 27.500 durante la prigionia e 2.000 dopo la liberazione. Va inoltre ricordato che Dachau aveva anche 30 sottocampi direttamente sotto il suo controllo. Tra i piu conosciuti quello di Kaufering e quello di Muhldorf.

Padre Giulio Girotti: religioso domenicano, nato ad Alba il 19 luglio 1905, annoverato tra i giusti tra le nazioni per le sue azioni a favore degli ebrei durante l’olocausto, per i quali sacrificò la propria vita. Morì a Dachau nel giorno di Pasqua, 1 aprile 1945.

Enrico Vanzini: lo ricordiamo poiché ultimo tra i testimoni di Dachau. Ha fatto parte del Sonderkommando costretto a lavorare nelle camere a gas e nei forni crematori del primo lager fatto costruire dal Reich. Era internato nella baracca n. 8. Sul suo braccio è ancora visibile il numero tatuato: 123343.

Memoriale Internazionale
La scultura è di Nandor Glid. Sono rappresentati dei pali recintati, fossati e filo spinato, rappresentazioni delle misure di sicurezza installate attorno al campo. Lo scheletro umano commemora coloro che, in atto di disperazione, si gettarono tra il filo spinato dove la corrente elettrica li folgorava.

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Questa scultura non è solo simbolica, essa difatti riporta anche la storia dei numerosi suicidi avvenuti in quel modo nel campo di Dachau.

Vicino vi è poi un’altra parte del monumento: “un rilievo con dei triangoli attaccati ad una catena”, questa ricorda le targhette a forma di triangolo che distinsero ogni detenuto dal 1937. Il rilievo non espone però il triangolo nero che distingueva i cosiddetti asociali, né il triangolo verde che indicava i criminali né tanto meno quello rosa degli omosessuali.

Il monumento è stato creato nel 1968 su iniziativa del Comitato internazionale dei prigionieri politici. Sono dunque commemorate tutte le categorie di prigionieri che furono accettate come gruppi riconosciuti perseguitati, dopo il 1945, perciò, solo per motivi politici, razziali o religiosi. Il destino degli altri, le cosidette “vittime dimenticate” divenne argomento di ricerca solo dopo gli anni 80. Alla fine del monumento troviamo la scritta “Mai Più“, in yiddish, in caratteri ebraici, francese, inglese, tedesco e russo.monument01

Sulla parte anteriore del monumento vi è un’urna contenente le ceneri del prigioniero sconosciuto del campo, che ricorda la sorte delle migliaia di persone i cui cadaveri furono bruciati nel forno crematorio. Sul lato sinistro, infine, un pannello del monumento riporta: “questo monumento è stato eretto in onore delle decine di migliaia di martiri che qui morirono vittime della tirannia nazionalsocialista ed è stato inaugurato l’8 settembre del 1968 dal CID“.

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