Stampare moneta è la soluzione? – Capitolo 2

Taluni sostengono che il debito pubblico è cresciuto e costituisce un problema in Italia solo per la decisione di interrompere la quantità di lire che ogni anno la Banca d’Italia stampava per finanziare lo Stato. Questa decisione venne presa all’inizio degli anni ’80 dal ministro del Tesoro Andreatta e dal Governatore della Banca d’Italia Ciampi.

Visto che l’Italia non ha materie prime e importa perfino l’energia, la caduta del valore della moneta rispetto alle valute estere fa aumentare la spesa per l’importazione.

Il punto fondamentale è che il finanziamento monetario del deficit non significherebbe comunque che i servizi pubblici possono essere finanziati senza che qualcuno rinunci a qualcosa: non c’è nulla che si può ottenere gratis, neppure stampando moneta. Facciamo un semplice esempio.

Supponiamo che lo Stato voglia aumentare i soldi che dà a Tizio, per esempio perché Tizio è povero. Come può finanziare questo trasferimento? In tre modi:

  1. lo Stato può tassare Caio: Caio, che si sarebbe comprato con quei soldi delle banane, non potrà mangiare banane. Le banane le mangia Tizio. Caio però non è contento perché è stato tassato e al prossimo giro Caio non vota più il governo che lo tassa;
  2. lo stato può finanziare la spesa in deficit, cioè prendere in prestito i soldi da Caio. Dà a Caio un “pagherò’” (un BTP) in cui si dice che fra cinque anni lo Stato lo ripagherà. Caio rinuncia a mangiare le banane ma riceve un interesse e mangerà più banane tra cinque anni. In questo caso Caio rinuncia a mangiare le banane volontariamente, non perché è tassato. E tutto va bene a meno che a Caio, perché lo Stato è già troppo indebitato, non dubiti che lo Stato sarà in grado di ripagare il prestito, nel qual caso vende il BTP, e il prezzo dei BTP scende, il tasso di interesse sui BTP aumenta, lo spread cresce, lo Stato e l’economia vanno in crisi. Quindi sarebbe meglio non aumentare troppo il debito pubblico;
  3. lo Stato può stampare moneta e compra le banane di Caio. Caio le vende volontariamente. Cosa accade a questo punto dipende da tante cose. Se lo Stato stampa troppe lire nuove, facendo insorgere il dubbio a Caio che fra un mese o un anno con una lira nuova Caio comprerà non più una banana ma solo mezza banana (o non più un dollaro, ma solo 50 centesimi), Caio cercherà di liberarsi della lira nuova o comprando altri beni (causando inflazione) o altre valute (causando svalutazione). Se Caio è felice di tenersi le nuove lire in tasca allora non ci sarà inflazione o svalutazione. Ma anche in questo caso Caio avrà rinunciato a mangiare le banane oggi. Quindi anche in caso Caio deve rinunciare a mangiare oggi le banane per consentire a Tizio di mangiarle.

La soluzione magica dello stampare moneta significa solo che il trasferimento di risorse da Caio a Tizio avviene attraverso un meccanismo diverso dalla tassazione e dal debito. Ma c’è sempre un trasferimento!  Oltre alla risposta dello Stato c’è stata la risposta degli imprenditori, che dura ancora oggi: automazione e informatizzazione, con diminuzione della necessità di personale e aumento della disoccupazione…

Due precisazioni:

  1. se c’è disoccupazione, stampare soldi può servire a far ripartire l’economia. Ma questo avviene solo fino al raggiungimento della piena occupazione;
  2. il rapporto tra debito pubblico e PIL è cominciato a crescere già negli anni ’70, prima del “divorzio”, meno rapidamente di quanto sarebbe avvenuto negli anni ’80, dopo il “divorzio”, proprio per il finanziamento monetario del deficit. Questo finanziamento monetario creava inflazione il che erodeva il valore dei titoli di Stato in circolazione. Era anche questa una tassa (la tassa da inflazione) usata dallo Stato per attenuare le pretese irrealistiche di chi voleva tutto subito, senza preoccuparsi della compatibilità con l’economia reale e cioè della nostra capacita di far fronte delle nuove esigenze, più l’idea di un egualitarismo assoluto….

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