Il ritorno

 Una densa coltre di fumo ha saturato la grotta.

«Sveglia, sveglia!», mi alita sul collo “uccello rosa” percuotendomi in testa con l’unica penna ritta sul dorso. Piegata da colpi di tosse brancolo nel buio. Il volatile si libra verso l’imbocco del cratere cozzando contro qualcosa che lo respinge a terra. Dopo l’ennesimo tentativo: «Da qui non si esce!», grida dall’alto.

I due robottini salgono per verificare; complottano fra loro.

Mi aggiro alla cieca urtando le colonne, inciampo e rovino a terra.

Piccole fiammelle blu a livello del terreno, scaturiscono da un cunicolo ostacolato da un macigno. Lo spostiamo. In una atmosfera spettrale voci di spilli provengono dalle crepe della roccia;  gemiti femminili. Anime imprigionate, mani fluorescenti che aleggiano, mi tentano. Tendo le braccia per raggiungerle; una voce d’oltretomba, che riconosco, mi scaccia, mi respinge lottando con altre voci che vorrebbero trattenermi. I due robot, con forza, mi trascinano fuori riposizionando il masso. Gemiti e squittii si affievoliscono.

Rabbrividisco al rumore smorzato dei miei passi; solo il “pesce gallina” boccheggia nel poco liquido della sua pozzanghera.

«È l’astronave che blocca l’uscita» bercia il pennuto.

I due robot risalito il cunicolo, segano parte del metallo sufficiente per farmi passare, mi sospingono all’interno. Mi precipito verso il pianto disperato del mio bambino che posso finalmente prendere fra le braccia.

Ci alziamo in volo. Un boato spaventoso scaraventa per aria i due fantocci che ricadono in mucchietti di cenere nera. Finalmente non sento più quelle loro voci che mi hanno perseguitata.

Seduta davanti al grande teleschermo mi rivedo prima d’essere rapita da quell’essere camuffato da uomo: Alex, il marziano dagli occhi di ghiaccio.

A bordo di questa navicella spaziale, simile ad una enorme trottola, mi aveva portata indietro nel tempo sul suo pianeta senza vita. Ho vissuto in una grotta popolata da strani esseri deformi con cui ho fatto amicizia. Ripenso allo spirito nel buio, dell’amica che mi aveva scacciata salvandomi la vita.

“Come giustificherò questo bambino che ho dato alla luce e questi due robottini  che mi stanno riportando sulla Terra?”

Riconosco la mia casa, il mio giardino. Risalgo il pendìo che porta all’entrata dal retro, volgo lo sguardo al centro del prato.

“La trottola è sempre lì, come prima.”

Entro in casa, la festa per il mio compleanno prosegue in allegria tra canti e balli.

Giulia mi raggiunge: «Ma dov’eri finita, ah sei andata a prendere il tuo nipotino».

 Abbassando la voce quasi mi rivelasse un complotto: «Hanno trovato Marco impiccato ad una trave del solaio, non si più ripreso da quando è sparita Carla la moglie, chissà se tornerà».

“Non tornerà mai più”, rabbrividisco.

«Ma non è un po’ piccolo per avere simili giocattoli?» allude guardando i due robottini al mio seguito che si sfregano contro le mie gambe ammiccando.

“Solita criticona.”

«Carino ‘sto bambino, che occhi verdi, magnetici…come si chiama?»

«Alex.»

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