Mengele – Capitolo 4: la famiglia Ovitz

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I Lilliput
Negli anni ’30 e all’inizo degli anni ’40, gli Ovitz erano una compagnia affermata di attori, ballerini, musicisti e cantanti che si facevano chiamare “Lilliput”. Non si preoccupavano tanto delle leggi razziali che colpivano gli ebrei in diverse nazioni d’Europa perché avevano ottenuto di non avere segnalata la loro origine ebrea sui fogli che presentavano alle frontiere dei vari paesi. Furono catturati però mentre si esibivano in Ungheria, al tempo invasa dai tedeschi. Arrivarono ad Auschwitz di notte, nel maggio del 1944. Con loro giunsero al campo 3.500 persone. Un ufficiale nazista quando li vide urlò: “Chiamate il medico!”. Gli Ovitz erano cinque donne e tre uomini ma in realtà erano dieci dato che due di loro erano di statura normale. Mengele cominciò ad interrogarli e quando finì “gli brillavano gli occhi“, così racconta Perla, una dei nani di soli 23 anni alla quale si deve buona parte della memoria sulla loro storia. Perla quando arrivò al campo fu la prima a domandarsi cosa fossero quei camini pensando:
forse ci faranno il pane…
ma un ebreo con la giacca a righe le disse che ogni fiamma era una persona che saliva al cielo. Gli Ovitz si salvarono grazie al medico nazista (Mengele) che li voleva vivi per i suoi esperimenti, diventarono perfino i suoi preferiti. Vivevano in una baracca che confronto alle altre poteva sembrare il Grand Hotel, gli fu concesso di tenere i propri abiti e di avere dei vasini, tolti ai bimbi uccisi, per i loro bisogni anziché le latrine e fornì loro anche lenzuola personali. Vennero sottoposti a numerosi test ed esami che iniziarono con banali prelievi del sangue ma che in un secondo tempo li portarono fino allo svenimento. Proseguirono poi con RX, prelievo del midollo e la tortura dell’acqua, ovvero, veniva versata nelle loro orecchie dell’acqua bollente per poi subire docce gelide.
Ovitz
La famiglia Ovitz
Gli Ovitz furono anche costretti ad assistere alla morte di due loro compagni di sventura, padre e figlio, entrambi nani, che dopo esser stati uccisi, vennero bolliti per recuperarne gli scheletri da inviare a un museo di Berlino. Una sera l’Angelo della morte li avvisò di prepararsi perchè il giorno dopo li avrebbe portati a fare una gita in un bellissimo posto. Vedendoli agitati li tranquillizzò dicendo loro che avrebbero dovuto esibirsi dinnanzi a persone molto importanti e che avrebbero dovuto apparire al meglio. Lasciò loro un pacchetto con vestiti eleganti, trucchi e profumi; non potevano immaginare ciò che li attendeva! Difatti non dovettero esibirsi come attori ma come esempi viventi di una conferenza di Mengele. I Lilliput furono costretti a spogliarsi completamente e a esibirsi davanti agli occhi indagatori dei presenti, lo scopo era di dimostrare il processo di deterioramento della stirpe ebraica, che si stava trasformando, secondo la sua teoria, in un popolo di storpi e nani. La dignità di persone e di artisti degli Ovitz era stata sbeffeggiata e spezzata. Sopravvissero incredibilmente per sette lunghissimi mesi. L’unico a morire fu uno dei fratelli normali, ucciso mentre tentava di scappare. Nel giorno della liberazione del campo li trovarono tutti insieme fra i pochi sopravvissuti, in mezzo all’orrore. Gli Ovitz tornarono al loro villaggio in Transilvania per poi emigrarare nel 1949 in Israele, dove si spensero e l’ultima fu Perla.

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